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A Torino scatta Eole 2010, convegno sul rapporto tra open source e pubblica amministrazione. Intervista al professor Angelo Raffaele Meo.
Quello tra open source e software proprietario è un confronto che si svolge a più livelli: commerciale, filosofico, politico. A maggior ragione, quando coinvolge i sist ... |

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A Torino scatta Eole 2010, convegno sul rapporto tra open source e pubblica amministrazione. Intervista al professor Angelo Raffaele Meo.
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Quello tra open source e software proprietario è un confronto che si svolge a più livelli: commerciale, filosofico, politico. A maggior ragione, quando coinvolge i sistemi informatici della pubblica amministrazione. Su questo tema è incentrata Eole 2010, la due-giorni di incontri, dibattiti e tavole rotonde in programma lunedì 29 e martedì 30 novembre al Centro Incontri della Regione Piemonte, a Torino (www.eolevent.eu).
Organizzato dai promotori del software libero e sostenuto dalla Regione Piemonte, il convegno è suddiviso in due parti. Nella prima, lunedì, si parla del rapporto tra pubbliche amministrazioni e open source, gettando lo sguardo anche al di fuori dei confini nazionali ed europei. La seconda giornata è invece dedicata ai risultati concreti e alle sfide legali relative all’adozione di software libero negli enti pubblici.
Tra gli ospiti e i relatori, c’è il professor Angelo Raffaele Meo, docente al Politecnico di Torino e coordinatore di due commissioni ministeriali per l’open source, volute dai ministri dell'innovazione Stanca (nel 2003) e Nicolais (nel 2007).
Professor Meo, dopo tanti anni di discussioni e commissioni, a che punto siamo nei rapporti tra amministrazione pubblica e software libero?
Il trend purtroppo non mi sembra positivo, ma semplicemente perché non si applica la legge. L’articolo 68 del Codice d’Amministrazione Digitale è piuttosto chiaro. I punti chiave sono due. Il primo prevede che un funzionario della pubblica amministrazione, prima di decidere l’acquisizione di un prodotto proprietario, verifichi l’esistenza di un prodotto libero che abbia le stesse funzionalità. Il secondo, che le pubbliche amministrazioni e i cittadini dialoghino secondo standard di interoperabilità aperti. E’ tutto lì. Peccato che questa legge venga ignorata.
Sia a livello nazionale che a livello locale?
A livello locale, alcune regioni si sono mosse autonomamente. In Piemonte, per esempio, è stata approvata all’unanimità dal precedente Consiglio regionale una legge ancora più innovativa di quella nazionale, con voci molto interessanti a proposito della valutazione dei costi d’uscita (relativi al cambiamento di un software, quando si passa a un altro, NdI) e dell’importanza della disponibilità dei programmi sorgente. C’è stato però un infortunio tecnico nei rapporti con le leggi nazionali, per questo il provvedimento è ancora in fieri. La nuova amministrazione locale, comunque, ha manifestato l’intenzione di andare avanti.
Intanto, in Puglia il governatore Nichi Vendola ha firmato un accordo con Microsoft che ha provocato non pochi mal di stomaco tra i promotori del software libero.
Non ho ancora avuto modo di approfondirlo. Se l’accordo ha motivazioni scientifiche e di ricerca, allora va bene. Se invece favorisce semplicemente lo sviluppo di applicazioni proprietarie di Microsoft, per me è sbagliato.
Anche il Politecnico di Torino, da anni, collabora con Microsoft. Qual è il ruolo del software libero all’interno delle università?
E’ vero, accordi con le grandi aziende sono comuni. A molti livelli. Dal punto di vista della formazione, il software libero è un must per qualsiasi università. Nei corsi di sistemi operativi, si insegna praticamente solo Linux. E' naturale: se non puoi conoscere tutto ciò di cui si compone un codice, se non puoi vedere come funziona, come fai a studiarlo e a impararlo? Sul piano formativo, l’adozione dell’open source è ormai uno standard. Diverso è il discorso per quanto riguarda i prodotti proprietari utilizzati all’interno dell’università. Ed è sbagliato pensare solo a Microsoft. Nell’archivio dati, il leader è Oracle. Nella gestione aziendale, Sap. Molte università si servono di questi software, nonostante prodotti liberi potrebbero svolgere benissimo le stesse funzioni. Il problema è che, a un livello più generale, esiste una distorsione del mercato. Quando devono installare un software, le aziende si rivolgono a società di consulenza. E le società di consulenza scelgono software proprietario, perché lo conoscono meglio e perché ci guadagnano qualcosa.
Ma quali sono o sarebbero i vantaggi di un passaggio più radicale all’open source, per l'amministrazione pubblica?
Innanzitutto, un vantaggio economico. Facendo delle stime prudenti, si può dire che il nostro paese paghi circa tre miliardi di euro all’anno di licenze software. Una cifra che sarebbe abbattuta dall’adozione di software libero. Poi, c’è il discorso della promozione della cultura tecnico-scientifica. Il software libero ti permette di sapere cosa fa un programma, di intervenire, di migliorarlo.
C’è anche qualche svantaggio?
Uno che viene citato spesso, e di cui si è parlato anche all’interno delle commissioni ministeriali che ho presieduto, è il costo maggiore dell’open source in termini di installazione e manutenzione. Se fosse davvero così, e io non sono convinto, bisognerebbe però valutare la natura locale di questi costi, che verrebbero ampiamente ripagati con il miglioramento delle conoscenze e la maturazione di quella cultura tecnico-scientifica di cui parlavo prima. I costi di licenze proprietarie invece sono perdite secche: non tornano indietro in nessun modo. Si paga e basta.
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Fonte lastampa.it
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| Autore : mrpan |
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29/11/2010 - 07:54 |

La gendarmeria francese ha fatto sapere al mondo che, grazie all’importante contributo di Canonical, ha migrato ben 85.000 PC ad Ubuntu Desktop Edition.
La notizia è di una certa importanza in quanto libera il corpo di polizia francese dal pagamento di un bel po’ di licenze Microsoft. Solo in licenze laGendarmerie Nationale ha quantificato un risparmio di ben 2 milioni di ... |

La gendarmeria francese ha fatto sapere al mondo che, grazie all’importante contributo di Canonical, ha migrato ben 85.000 PC ad Ubuntu Desktop Edition.
La notizia è di una certa importanza in quanto libera il corpo di polizia francese dal pagamento di un bel po’ di licenze Microsoft. Solo in licenze laGendarmerie Nationale ha quantificato un risparmio di ben 2 milioni di euro. Ma non finisce qui: sono state riutilizzate 4500 macchine come server locali, così da risparmiare ulteriormente per quanto riguarda l’hardware.
Tutti i dipendenti statali hanno dichiarato di essere molto soddisfatti dell’iniziativa in quanto Ubuntu Desktop è semplice da gestire e da utilizzare, in alcuni casi anche più di Windows. Altri vantaggi? Stando alle parole dei responsabili IT, ogni anno uno di loro doveva per forza andare nella Polinesia Francese per installare una nuova versione dell’antivirus. Ora, in remoto, e con GNU/Linux i virus sono solo un brutto ricordo. Il case study targato Canonical è reperibile qui.
Fonte Tuxjournal
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| Autore : mrpan |
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24/11/2010 - 18:04 |
Dopo la Russia, anche un altro paese dell’est ha deciso di affidarsi solo ed esclusivamente al software libero e al sistema operativo del pinguino.
Sembra essere diventata una vera e propria tendenza, ormai, quella di creare distribuzioni GNU/Linux di “stato”. Soprattutto nei paesi dell’est Europa, infatti, sta prendendo sempre più piede il pinguino come unico sistema operativo nell’ ... |
 Dopo la Russia, anche un altro paese dell’est ha deciso di affidarsi solo ed esclusivamente al software libero e al sistema operativo del pinguino.
Sembra essere diventata una vera e propria tendenza, ormai, quella di creare distribuzioni GNU/Linux di “stato”. Soprattutto nei paesi dell’est Europa, infatti, sta prendendo sempre più piede il pinguino come unico sistema operativo nell’ambito della pubblica amministrazione. L’obiettivo, inutile dirlo, è quello di ridurre drasticamente i costi di licenza dei software utilizzati, in primis quelle del sistema operativo.
E così, dopo l'esempio della Russia, pare che anche l'Ucraina sia pronta a sviluppare una distribuzione Linux a prova di dipendente statale. Sul comunicato si legge infatti che seconde le prime stime degli addetti ai lavori, l’utilizzo di software libero e di sistemi operativi basati su Linux porterà ad una riduzione dell’87% dei costi. Non male, veramente non male. A quando iniziative simili anche in altre parti del globo?
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| Autore : mrpan |
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3/09/2010 - 17:45 |
| Leggete cosa fanno nell'Umbria, una delle regione più avanzate e
lungimiranti ... |
Leggete cosa fanno nell'Umbria, una delle regione più avanzate e lungimiranti d'Italia, in particolare nel comune di Perugia:
Delibera del consiglio comunale
slapshot
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| Autore : slapshot |
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11/05/2010 - 20:38 |
Articolo interessante e davvero da leggere:
http://www.ibm.com/developerworks/linux/library/l-grub2/index.html?ca=drs-
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| Autore : slapshot |
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4/05/2010 - 16:44 |
Volete stressare il vostro pc, metterlo alla prova ? StressLinux è la distro che fa per voi. Che siate manutentori o semplici utenti potrete verificare se il vostro hardware funziona alla perfezione.
Basata su OpenSuse 11.2 non ha interfaccia grafica.
Fonte: TuxJournal
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 Volete stressare il vostro pc, metterlo alla prova ? StressLinux è la distro che fa per voi. Che siate manutentori o semplici utenti potrete verificare se il vostro hardware funziona alla perfezione.
Basata su OpenSuse 11.2 non ha interfaccia grafica.
Fonte: TuxJournal
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| Autore : slapshot |
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1/05/2010 - 12:18 |
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